Differenza tra tasse, imposte e contributi

Tributi: tasse, imposte e contributi

Quando si parla di imposte, tasse e contributi, la confusione regna sovrana.

Forse anche perché la burocrazia e la spiacevolezza di dover versare dei soldi contribuiscono a renderli argomenti poco graditi ai più, si utilizzano i termini tassa e imposta come fossero la stessa cosa, quando in realtà esprimono due concetti molto diversi.

È importante conoscerne il significato, perché stiamo parlando di tributi che impattano in maniera diretta sulle nostre finanze e sull’economia domestica nel quotidiano.

In questo articolo cerchiamo di spiegare bene le singole voci e quali sono le reali differenze tra tasse, imposte e contributi.

Prima di entrare nello specifico, è necessario inquadrare l’ambito di riferimento, cosa che ci aiuterà a comprendere meglio i termini.

Quando parliamo di tasse, imposte e contributi, ci stiamo riferendo in tutti e tre i casi a tributi.

Cosa sono i tributi?

I tributi sono delle prestazioni patrimoniali coattive, solitamente di tipo pecuniario, stabilite dallo Stato in forza della propria sovranità, per mezzo di decreti leggi e decreti legislativi.

Per capirci meglio, sciogliamo ogni riserva sui termini della definizione:

  • prestazione: quanto un soggetto dà o fa in adempimento di un’obbligazione;
  • patrimoniale: relativa al proprio patrimonio;
  • coattivo: obbligatorio, imposto per legge;
  • pecuniario: relativo al denaro.

I tributi sono quindi delle somme di denaro che lo Stato esige dai contribuenti in virtù dei propri “poteri”. Hanno natura fiscale e sono la fonte principale delle entrate delle casse dello Stato (Erario) e degli enti pubblici.  

Attraverso l’istituzione, l’imposizione e la riscossione dei tributi, (le imposte in particolare, come vedremo), lo Stato riesce a far fronte alle proprie finalità istituzionali, garantendo a tutti i soggetti alcuni servizi essenziali, specifici o meno, quali i trasporti, l’ordine pubblico, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e altri.

A seconda del presupposto, ossia del motivo o della situazione da cui nascono, i tributi sono suddivisi in:

  • tasse;
  • imposte;
  • contributi.

La natura dei tributi ne determina quindi la diversa tipologia, anche se hanno tutti a che fare con l’ambito economico.

Fatta questa doverosa premessa, che ci aiuta a calarci nella disciplina in maniera più semplice, andiamo alla scoperta delle diverse obbligazioni tributarie, che riguardano il differente rapporto dei soggetti con il Fisco.

Tassa

Per tassa s’intende una somma di denaro che un privato cittadino deve allo Stato per permettere a questo di garantire delle prestazioni a suo favore.

In sostanza, la tassa è una quantità definita di soldi che il soggetto è tenuto a versare in relazione all’utilità che può trarre usufruendo di un servizio di tipo pubblico.  

La persona può decidere di avvalersi o meno dei servizi pubblici garantiti dallo Stato e dai suoi enti, ma deve contribuire economicamente alla possibilità che questi vengano erogati.

Le tasse servono a finanziare le cosiddette spese divisibili, ossia quelle spese relative a prestazioni specifiche, esattamente determinabili, e caratterizzate dalla possibilità di essere erogate a un singolo individuo.

Grazie al “finanziamento” di questo meccanismo da parte dei cittadini, lo Stato può fornire il proprio supporto attraverso servizi utili alla collettività, in maniera equa: si parla appunto di Stato assistenziale.

Alcuni esempi di servizi pubblici finanziati dalle tasse sono:

Tassa universitaria, ticket sanitario, tassa giudiziaria, tassa scolastica, tassa di occupazione di suolo pubblico, tassa di registro sul contratto di locazione, tassa di concessione governativa, tassa sui rifiuti, sono tutti esempi comuni di tasse pagate per consentire allo Stato di garantire i corrispondenti servizi.

Tasse per servizi statali
Tasse per servizi statali

Le principali caratteristiche della tassa sono:

  • non dipendenza dal reddito;
  • non dipendenza dal costo del servizio prestato.

L’importo delle tasse non ha quindi alcun legame con il reddito percepito da chi deve pagarle, né con il costo della prestazione erogata dallo Stato.

È importante non confondere tassa e costo del servizio: pagare una tassa non significa pagare un prezzo esattamente corrispondente al servizio ricevuto, non vuol dire acquistare il servizio.
Significa, in maniera più sottile, finanziare lo Stato perché possa garantire questo servizio alla collettività, noi compresi, che possiamo decidere se avvalercene o meno.

A tal proposito è bene anche distinguere i termini tassa e tariffa.

La tariffa è l’importo corrispettivo al prodotto/servizio ricevuto: fornitura di luce, gas e acqua, servizi postali, utenze telefoniche, trasporti ferroviari. La tariffa è un prezzo di natura contrattuale (stabilito tra le parti nell’ambito di un accordo), mentre la tassa è un tributo ed è stabilita per legge.

Imposta

L’imposta è un tributo che corrisponde ad un prelievo coattivo di ricchezza che lo Stato opera nei confronti del contribuente.

Come per le tasse, quindi, parliamo di una prestazione di tipo economico imposta dallo Stato.

Tuttavia, in questo caso, la natura del tributo è diversa dalla tassa: la somma di denaro è dovuta non per permettere allo Stato di garantire un servizio, bensì per coprire alcune spese pubbliche.

Il soggetto subisce i tributi passivamente, in virtù di una situazione patrimoniale personale e per un importo commisurato alla propria capacità contributiva, ossia in base al proprio patrimonio, reddito e consumo.

Tutte le imposte costituiscono voci di entrata del bilancio dello Stato derivanti dalla ricchezza del cittadino e determinano il cosiddetto gettito fiscale.

Alcuni esempi di imposte molto conosciuti sono:

  • Irpef: imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • Irap: imposta regionale sulle attività produttive;
  • Ires: imposta sul reddito delle società;
  • Imu: imposta municipale propria;
  • Isos: imposta sostitutiva sui redditi da capitale.

Come visto dagli esempi, le imposte possono essere rivolte a diversi soggetti di diritto: dai singoli cittadini privati, alle aziende, di varia tipologia.

Imposte dirette e indirette
Agenzia delle Entrate: agenzia fiscale della pubblica amministrazione italiana

Le spese sostenute dallo Stato e finanziate tramite le imposte sono spese indivisibili, ossia non connesse ad una specifica prestazione da parte dello Stato e caratterizzate dall’impossibilità di essere attribuite a un singolo soggetto.

Non è possibile quindi dire che un’imposta è corrispondente a un determinato servizio statale, sono tutte finalizzate a finanziare i pubblici esercizi indivisibili.

Le caratteristiche di un’imposta sono:

  • presupposto: ciò che determina la nascita del tributo, di cui abbiamo parlato poco sopra e che è di natura passiva, non corrispondente all’erogazione di un servizio specifico;
  • base imponibile: ossia la quantità di ricchezza su cui viene calcolata l’imposta;
  • aliquota: il tasso da applicare alla base imponibile per determinare la cifra effettiva dell’imposta.

Le imposte possono essere classificate in diversi modi:

  • dirette e indirette, in base ad un criterio di trasferibilità; se dirette, rimangono a carico del contribuente, se indirette sono legate alla ricchezza nel momento in cui viene trasferita;
  • sul reddito, sul patrimonio o sui consumi, in base a quale tipologia di ricchezza intaccano, i redditi percepiti, i patrimoni di cui si dispone, i consumi che si effettuano;
  • fisse o variabili (proporzionali, progressive o regressive), a seconda che l’aliquota sia fissa o variabile in proporzione all’imponibile;
  • reali o personali, a seconda che colpiscano rispettivamente i singoli redditi o l’intera ricchezza del contribuente;

Esempi di imposte dirette sono l’Irpef e l’Ires, che colpiscono direttamente uno specifico contribuente e la sua ricchezza.

L’imposta indiretta più conosciuta è invece l’IVA (imposta sul valore aggiunto), che riguarda il consumo di beni e servizi. Altri esempi sono le imposte di bollo, quelle sulle assicurazioni, sugli intrattenimenti, sulle pubblicità o le imposte di registro.

In ogni caso, a prescindere dalla tipologia, ricordiamo che servono a finanziare le spese dello Stato, ossia i costi di opere di pubblica utilità.

Contributi

Nell’ambito dei tributi, c’è un’ulteriore categoria da considerare: i contributi.

Il termine ha in realtà diversi significati a seconda del contesto.

  • Ad esempio, nell’ambito di alcuni enti si definisce contributo una prestazione dovuta per il loro funzionamento. Si pensi al contributo associativo annuale richiesto da alcune associazioni o consorzi.
  • Nell’ambito dei professionisti, il contributo è il versamento che viene fatto ai rispettivi ordini di appartenenza.
  • O ancora, nel contesto lavorativo, i contributi sono versati al proprio ente di previdenza per accumulare il montante contributivo su cui verrà calcolata la futura pensione. Tipici esempi di contributi sono quelli assistenziali (INAIL) o previdenziali (INPS).

In generale, comunque, possiamo identificarlo come quel tributo che ha come presupposto l’arricchimento (reddituale o patrimoniale) che determinati soggetti hanno acquisito per mezzo di un’opera pubblica destinata alla collettività.

Contributi previdenziali e assistenziali
Calcolo dei contributi previdenziali

Possiamo dire che il contributo è un ibrido tra un’imposta e una tassa.

Come le imposte, è infatti calcolato sulla base di un guadagno e della capacità di contribuzione del soggetto, ma, come le tasse, è finalizzato a finanziare uno specifico servizio erogato dallo Stato.

Tasse, imposte e contributi: differenze

Giunti alla fine di questo lungo articolo, facciamo un rapido e conciso riepilogo delle differenze tra imposte, tasse e contributi, per una visione d’insieme.

  • Le tasse sono importi economici versati dai contribuenti per finanziare specifici servizi pubblici, chiaramente identificabili. Servono a coprire le cosiddette spese divisibili e non sono quantità di denaro legate al reddito o al patrimonio del soggetto.
  • Le imposte sono invece somme di denaro richieste ai contribuenti per finanziare la spesa pubblica e servizi il cui sfruttamento non può essere attribuito al singolo, ma alla collettività. Servono a coprire le spese indivisibili e sono variabili in funzione della capacità contributiva del soggetto e della sua situazione reddituale e patrimoniale.
  • I contributi sono invece un ibrido tra tasse e imposte. Calcolati in misura della capacità contributiva e della ricchezza acquisita, come le imposte, servono a finanziare l’erogazione di specifici servizi, come le tasse.

In ogni caso, rappresentano tutte un prelievo coattivo operato dallo Stato in ragione della sua potestà impositiva nei riguardi della ricchezza dei contribuenti.

In conclusione, ecco una tabella riassuntiva:

TASSE IMPOSTE CONTRIBUTI
Definizione La tassa è una somma di denaro che un privato cittadino deve allo Stato per permettere a questo di garantire delle prestazioni a suo favore, definite servizi pubblici. L’imposta è un tributo che corrisponde ad un prelievo coattivo di ricchezza che lo Stato opera nei confronti del contribuente per coprire la spesa pubblica. Il contributo è un tributo che ha come presupposto l’arricchimento (reddituale o patrimoniale) che determinati soggetti hanno acquisito per mezzo di un’opera pubblica destinata alla collettività.
Spese finanziate Spese divisibili Spese indivisibili Spese particolari e specifiche
Esempi Tari, tassa di registro, tassa scolastica, ticket sanitario, tassa giudiziaria Dirette: Irap, Ires, Irpef Indirette: Iva Contributi previdenziali o assistenziali
Tabella della differenza tra tasse, imposte e contributi

Speriamo l’articolo sia stato chiaro ed esaustivo, per qualsiasi ulteriore dubbio o per farci sapere cosa ne pensi, lascia un commento.


Le Differenze

Appassionato di scrittura in ogni forma, adoro spiegare in maniera chiara e senza troppi fronzoli concetti e termini di uso comune, spesso fraintesi o non compresi. Seguimi alla scoperta delle differenze.

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